Death's Avatar by Liz Barr - 13+ - summary: "death has green eyes, and she welcomes him with a smile" - tradotto da Cuccussette – Angst – Per temi è adatto a lettori adulti ( anche se non ci sono descrizioni esplicite né violenza … )
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1 – LA POZIONE DELLA MORTE VIVENTE
La morte ha occhi verdi, e lo accoglie con un sorriso.
“Severus,” gli dice, “E’ passato così tanto…”
“Sai perché sono qui.”
“Questo non significa che i piaccia. Ci siamo attesi troppo a lungo.”
“Noi?”
Lei indica qualcosa, e in distanza – sebbene lì non ci sia vera lontananza, non c’è proprio niente; è un’illusione, e lui farebbe bene a non dimenticarlo – ma in quella falsa distanza, vede una figura familiare.
Due sagome note, un uomo ed un bambino, entrambi con capelli arruffati ed occhiali.
“Il padre non è reale,” disse lui. Era assai infastidito: non era giusto. Per nessuno.
“Non lo renderemo facile, Severus. Non siamo generosi.” Sarcastica, aggiunse, “Non come te.”
“Lo avrai abbastanza presto.”
“Presto.” Assaporò la parola come se fosse sconosciuta. “Ma ora abbiamo lui.”
“E’ un bambino.”
“Siete tutti bambini.”
2 - MANGIAMORTE
Severus Snape cercò di uccidersi quando aveva quindici anni. Veleno, ovviamente.
Suo padre aveva detto che il veleno era un’arma da donna, ma suo padre era in Azkaban, e stavano ridendo. I Grifondoro credevano che fosse uno scherzo. Poteva sentire ancora le risate di Black che risuonavano attraverso il sotterraneo.
Era perfettamente calmo quando distillò la pozione. Guardò la pozione ribollire nel calderone per molto tempo. Illuminò il sotterraneo vuoto, in disusi con centinaia di candele che volteggiavano attorno a lui nell’aria. La loro luce era riflessa dal liquido.
Riflessa, come il suo volto.
Quanto odiava il suo volto; come odiava gli specchi che rammentavano il suo aspetto.
Assomigliava a sua madre, e sua madre era morta.
Veleno, naturalmente.
Quattro giorni prima, sua madre si era uccisa.
Tre giorni prima, aveva ricevuto la lettera. Due giorni prima, aveva fatto la sua decisione: veleno, come ultima, futile ribellione contro il padre.
Suo padre avrebbe usato un coltello.
Suo padre era in Azkaban; niente coltelli, niente veleni, nessuna fuga per un convinto Mangiamorte.
Fissò il suo volto ancora per un momenti, e poi calò un calice – uno dei calici di famiglia con stemma, poiché era l’ultimo della famiglia, l’ultimo cui fosse permesso di usare quelle coppe – nel calderone.
Il riflesso scintillò. La sua faccia era smarrita.
Fissò un attimo il calice, ammirandone la fattura.
Lo stemma di famiglia era inciso in ossidiana. Non tratteneva il suo riflesso.
Bevve.
3 – LA MORTE NON E’ CHE LA PROSSIMA GRANDE AVVENTURA
La Morte indosava la faccia di sua nonna e odorava di foglie in autunno.
“Severus,” disse dolce.
Sua nonna era morta quando lui aveva due anni; da tanto aveva scordato il suono della sua voce, ma come lo sentì, lo riconobbe.
“Mi sei mancato,” gli disse.
La Morte gli dava il benvenuto.
La Morte gli diede il benvenuti, e poi lo lasciò a Dumbledore. Poiché Dumbledore avava fatto il Patto; poiché Dumbledore aveva duellato conto la Morte; poiché Dumbledore aveva scelto di non lasciare morire il suo studente.
“Ci vediamo,” disse, e sorrise.
Severus si rammentò che quello non era del tutto un sorriso simpatico.

4 – O DAMMI LA MORTE
Aveva pensato che significasse qualcosa, che Dumbledore avesse eseguito l’incantesimo, preso la pozione e duellato con la Morte per lui.
Un anno prima, uno studente era morto in un incidente di scopa, e Dumbledore non aveva fatto niente. Non poteva essere arbitrario, vero? Di certo voleva dire qualcosa…
O forse era solo un’allucinazione. Non c’era niente in nessun libro, sul Patto.
Alla fine, ritenne che era un’allucinazione, poiché il Preside non si preoccupava affatto di lui. Dumbledore si curava solo dei Grifondoro. Era evidente, era un fatto, quello era il pensiero che lo tormentava di notte, sebbene apertamente sfottesse il vecchio rimbambito di giorno.
Perché Dumbledore lo avrebbe salvato, quando non era niente di niente?
Perché Dumbledore lo avrebbe valutato così tanto da fere un Patto, e comunque permetteva ai Grifondoro che avevano cercato di ucciderlo di andarsene indisturbati?
Severus aveva imparato a dare valore alla sua vita, ma forse era inutile, dopotutto.
Forse Dumbeldore aveva fatto un errore.
5 – LADRO DALLA MORTE
“Volevi vivere per sempre,” disse la Morte.
“Sì.”
“Pensavo volessi stare con me.”
“Ho cambiato idea.”
Il ragazzo avanzò verso di lui. Potter.
( “Ho una missione per te, Severus,” aveva datto Dumbledore, e allora ogni cosa venne confermata; le sue domande ebbero risposta, eccetto una: Perché? )
il ragazzo ancora portava le ferite: cicatrici di maledizioni e segni di fatture. Mortale, dopo tutto.
Dannato pivello. E Dumbledore pensò che dovesse essere lui quello che doveva fare il Patto. Una lezione istruttiva a un ragazzo ostinato che mai si era preoccupato di imparare.
“Vuole stare con me,” disse lei.
“Non sei sua madre.”
“No, ma lei sta qui.”
“Ha dei compiti,” le disse.
“Preoccupazioni mondane.”
“Morirà, un giorno. Siamo tutti tuoi alla fine.”
“Divento impaziente.”
“Vorresti che Voldemort avesse successo?”
Lei si accigliò. Voldemort voleva vivere per sempre. Voldemort temeva la Morte.
“Duelliamo,” disse lei, e vinse, poiché lei così desiderava.
“Abbiamo un patto, allora. Il ragazzo.” Il Ragazzo Che Sopravvisse. Di nuovo.
Meraviglioso.
Sorrise, e lo baciò sulla fronte. “Sei in debito con me, Severus Snape. Mi hai mollato due volte, adesso.”
Voleva rispondere, dire qualcosa di spiazzante, arrabbiato, tagliente, poiché odiava essere in debito. Volle rispondere, ma rimase zitto. Spezzò la magia.
6 – LA VITA , DOPO
Se ne andò dall’Infermeria prima che Potter si svegliasse; non disse niente, e Potter non disse niente. Ma certe volte, trovava il ragazzo che lo guardava, interdetto, e sapeva che Potter si stava chiedendo, <Perché ?>
Non aveva risposta, eccetto che c’era un legame: Dumbledore, la Morte, e lui; e dove c’era uno, c’era anche l’altro.
E un giorno, se fossero sopravvissuti abbastanza a lungo, un altro quindicenne poteva morire senza che ce ne fosse bisogno, e poteva dire a Potter, “Ho una missione per te.”
Poteva.
Se sopravvivevano.
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